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Il Centro di Aggregazione Giovanile è un luogo aperto a tutti i giovani che vogliano trovare
in esso un'opportunità formativa, ricreativa e di socializzazione. Esso deve favorire la più
ampia partecipazione.
La socializzazione di giovani di età e sesso diversi, provenienti da contesti socio-familiari
differenti e talora disagiati, non è ovviamente
un esito immediato e scontato, bensì un processo che va favorito con una chiara metodologia, considerata anche la fascia d'età prevalente dei suoi frequentanti (11-14 anni), ancora legati
per certi aspetti al mondo infantile e per altri proiettati verso la conquista dell'autonomia
e dell'identità personali.

Il Centro di Aggregazione Giovanile viene ad occupare uno spazio significativo nell'esperienza
dei giovani, in un momento della loro esistenza in cui inizia ad attenuarsi l'importanza delle sfere educative principali, famiglia e scuola.

La sottolineatura della valenza anche formativa e culturale del Centro di Aggregazione Giovanile non va ovviamente intesa in senso didattico, quanto come offerta di risorse educative
e conoscitive, secondo modalità diversificate rispetto a quelle del contesto scolastico
e prevalentemente orientate sulla dimensione ludico-espressiva.

La stessa varietà di esperienze relazionali (gruppo dei pari, rapporto ludico-collaborativo
con compagni di età e sesso diversi, relazione con gli operatori) contribuisce poi notevolmente alla sollecitazione di dinamiche socializzanti con un'accentuata valenza formativa.

Obiettivi:
· Svolgere un'azione preventiva sul territorio;
· Favorire il benessere giovanile e l'integrazione di giovani in situazione di disagio,
  anche attraverso la collaborazione fra le agenzie educative implicate nell'area della prevenzione   primaria;
· Stimolare la socializzazione amicale e operativa in piccolo e grande gruppo attivando
  la conoscenza e l'elaborazione delle norme utili alla convivenza in situazioni determinate;
· Stimolare la conoscenza della realtà ambientale e culturale circostante, con modalità di   apprendimento attivo e ludico;
· Stimolare la conoscenza del vissuto emotivo ed affettivo sollecitando l'espressività e le capacità   comunicative del singolo partecipante.


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L'educativa di strada: un termine, tanti contesti Il termine "educativa di strada" (o gli analoghi "lavoro di strada", "animazione di strada", Street-work") non è ancora oggi inteso in modo univoco, alludendo ad esperienze, ambiti di lavoro, obiettivi e destinatari anche molto diversi.
Per quanto riguarda i destinatari, esso può rivolgersi a casi di devianza conclamata (tossicodipendenza, microcriminalità), a situazioni a rischio (gruppi marginali, senza fissa dimora, famiglie multiproblematiche) , oppure anche solo a gruppi naturali, con una loro strutturazione informale, in situazione di deprivazione culturale e di possibilità espressive. Anche i luoghi
di lavoro possono perciò essere molto diversi, spaziando dalle strutture socio-sanitarie
(SERT, USL, servizi socio-assistenziali), a servizi ad hoc (centri ascolto, centri sociali),
ai luoghi di aggregazione spontanea (strada, cortili, bar). A monte di queste differenze
sta la differenziazione degli obiettivi che possono essere di prevenzione primaria (sviluppo
di competenze, orientamento e consulenza, promozione dell'aggregazione), o secondaria (prevenzione dell'emarginazione e della devianza, sostegno in situazioni di conflitto), oppure terziaria (prevenzione AIDS, riabilitazione, reinserimento sociale/lavorativo).
Il panorama è, come si vede, piuttosto variegato. Considerando il quadro delle esperienze europee di questi anni, come è emerso in significativi convegni, è tuttavia possibile osservare due configurazioni generali con scelte di fondo diversificate: nelle esperienze straniere il lavoro sembra privilegiare proprio lo "stare sulla strada", a contatto con le situazioni più disagiate, mantenendo un atteggiamento di disponibilità e di ascolto, di condivisione, non necessariamente finalizzato
al collegamento dell'utente con altri servizi; in Italia, invece, le esperienze sono più generalmente orientate verso la prevenzione primaria, lo sviluppo di comunità e il coinvolgimento con la rete territoriale dei servizi.

Il servizio che si intende proporre non sembra orientarsi decisamente verso una delle due direzioni, lasciando opportunamente aperte entrambe le strade, sia per la sperimentalità dell'intervento sia per la sua natura stessa, che richiede il massimo della flessibilità.

"Se la montagna non va a Maometto …"

Il lavoro di strada, comunque inteso, prefigura un'inversione delle dinamiche di intervento sociale consuete: qui, infatti, non c'è un utente che si rivolge ad un servizio, bensì degli operatori che cercano un contatto con chi non manifesta, almeno esplicitamente, alcuna richiesta di aiuto
o mostra atteggiamenti di più o meno netta distanza dalle forme di convivenza ed espressività socialmente condivise. Tutto questo richiede anche una certa modificazione da parte del mondo adulto nel guardare alla "strada" non solo come luogo negativo, di potenziale devianza, bensì anche come possibilità aperta ad un protagonismo giovanile in cerca di un'espressività spesso confusa, ma anche ricca di risorse positive; analogamente, occorre guardare con una fiducia
di fondo alla libertà dei ragazzi che, pur tra sbandamenti ed errori, costituisce la risorsa fondamentale per il loro sviluppo verso la maturità ed un autentico inserimento nella società.